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Il sontuoso racconto di Milano Eventi di giovedì 18 settembre. Taac!

Pesca alla roggia Vetabbia
Pesca alla roggia Vetabbia

Milano oggi è davvero un fiume in piena, sembra che ogni angolo abbia qualcosa da raccontare e che non ci sia modo di fermarsi. Si comincia dalle atmosfere più attuali con Innesti 25. Coser, Dorigatti, Ragno, Sgambato, un progetto che mette in dialogo linguaggi e sensibilità diverse, per poi lasciarsi catturare dalla potenza lirica di Al Piermarini “La Cenerentola“ con l'Accademia scaligera. Le sonorità elettroniche si mescolano alla ricerca visiva con “Inner_ Spaces“ con Kode9 e Fabio Machiavelli, mentre le performance di “Hardkoro“ da Base Milano portano sul palco sperimentazioni che non lasciano indifferenti. E se cerchi emozioni senza tempo, basta sedersi al Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci“ per “Amor, no te llame Amor“.

Poi si passa alle atmosfere corali e leggere di Mypersonaltrainer Days 2025, dove benessere e divertimento si intrecciano, e subito dopo alla raffinatezza dei Solisti Veneti per il Fai a Villa Necchi Campiglio. Gli amanti della fotografia trovano un rifugio nell’eleganza sospesa di Ljubodrag Andric. Spazi, soglie, luci e nelle incisioni raffinate di Federica Galli. La Signora degli alberi.

L’arte contemporanea si intreccia con la moda grazie a La moda incontra l’arte, mentre il teatro si fa laboratorio di idee con il Festival Immersioni al Piccolo Teatro Grassi e in altri luoghi. C’è spazio anche per la creatività diffusa di Impacta Festival, per le ricerche grafiche di Licalbe Steiner. Ricerche e per le forme enigmatiche de Il cerchio schiacciato.

Più indietro ci si lascia guidare dalla spiritualità di Manuela Bertoli e Davide Masciandaro. E io tra di voi e dalle memorie naturalistiche di Marcello Malandugno. Memoria e sacralità della natura. L’estate si era invece accesa con la spensieratezza di Estate 2025 all'Idroscalo: lidi, piscine, sport e beach party, tra sole, acqua e tanta voglia di stare insieme.

Non sono mancate le grandi mostre, come Nazzareno Guglielmi. Di terra e di ferro e William Congdon. Opere scelte, che hanno dialogato con l’omaggio a Giancarlo Sangregorio. 100 anni e con la retrospettiva di Giancarlo Iliprandi. Design per comunicare. E ancora la riscoperta di Renato Forti 1923-2015, l’incanto senza tempo di Brueghel all’Ambrosiana, le installazioni di Emanuele Giannelli. Il caos e l’uomo e le sperimentazioni di Stefano Arienti.

Ci si è emozionati con la coralità di Virginia Zanetti. ChiAMAMI, con la leggerezza gustosa di Da Capuano's la pizza diventa estiva e con le riflessioni collettive di Stati fragili. A dare energia ci hanno pensato anche Buon compleanno Linus e l’elettronica visionaria di Jean-Michel Jarre. Promptitude.

Ancora prima, Milano si era lasciata sorprendere dalla freschezza di Georgina Gatrix e dall’estro optical di Alberto Biasi. A far rivivere il passato ci avevano pensato I busti di Canova a Brera, mentre la fotografia tornava protagonista con Dorothea Lange. Nello stesso tempo si respirava il respiro marino di Hussain Aga Khan. Il Mare Vivente e si rifletteva sulle Disuguaglianze della 24 Esposizione Internazionale di Triennale.

Ad arricchire il panorama ci sono state anche le installazioni poetiche di Chiara Dynys. Ancora una volta, i sogni evocativi di Gigi Pedroli. La poesia del sogno, il dialogo sorprendente tra epoche di Natura morta. Jago e Caravaggio e la forza materica di Giuseppe Spagnulo. Di terra e di fuoco.

La primavera aveva portato anche Un altro sguardo. A Villa Panza, il visionario Baj e Milton. Paradiso perduto, l’eleganza fotografica di Gérard Uféras. Lo sguardo nascosto e l’apertura della Fondazione Maria Cristina Carlini.

E tornando ancora indietro, ci si è lasciati stupire dalla monumentalità di Palazzo Citterio: la Grande Brera, dalla suggestione paesaggistica di Dalla Velasca alla Velarca, dall’imponenza di Maria Cristina Carlini. Obelisco, dalla forza del colore di Pino Pinelli. Disseminazione Sacra, dal fascino storico de Le Sale dei Lombardi e infine dall’atmosfera intima e senza tempo di Casa Macchi a Morazzone, che chiude un percorso ricco e sorprendente.


Eccovi serviti, Taac!

 
 
 

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