Il corrosivo racconto di cosa fare oggi a Milano, domenica 30 novembre
- 30 nov 2025
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Se hai voglia di teatro intenso, di quelli che ti rimangono addosso, al Piccolo Teatro Studio Melato va in scena Piccolo Teatro Studio Melato: Edipus, un monologo corrosivo e visionario che rilegge un mito antico con una lingua graffiante, piena di ironia e di buio, in uno spazio raccolto dove ogni parola arriva dritta addosso. Poco distante, al Parenti, “Prima Facie“ al Teatro Parenti porta in scena una storia che intreccia diritto, potere e fragilità personale: un solo in palcoscenico che alterna lucidità tagliente ed emozione pura, con una protagonista che smonta dall’interno i meccanismi di un sistema che spesso ascolta poco e giudica troppo.
Restando su atmosfere cariche di significato, India. Di bagliori e fughe ti trascina in un viaggio fatto di colori saturi, fotografie, tracce sonore e racconti sospesi tra nostalgia e desiderio di altrove, un percorso che sembra fatto apposta per perdersi e ritrovarsi di stanza in stanza. Con Oreste è salvo? Le parole che rimarginano si entra invece in un territorio più intimo: un lavoro che mette al centro la forza delle parole, dei racconti condivisi, dei dialoghi che provano a medicare ferite antiche, come se il teatro diventasse un piccolo ambulatorio emotivo dove si prova a guarire parlando.
Sul fronte delle fiabe ribaltate, Pacta Salone: La fattoria degli animali porta in scena una rilettura teatrale del grande classico di Orwell, con animali in scena che sembrano più umani degli umani e una storia che, pur ambientata apparentemente lontano, parla con una chiarezza disarmante del presente. A metà tra spettacolo familiare e ritratto corale trovi poi Ritratto di Famiglie, che gioca sui diversi modi di stare insieme, tra fotografie, piccoli oggetti, ricordi condivisi e una drammaturgia che sfoglia relazioni, conflitti e affetti come pagine di un album. E se ti va di respirare un po’ d’aria di montagna senza muoverti da Milano, Trentino Unexpected mette in vetrina paesaggi, sapori, immagini e atmosfere del nord, con installazioni e proposta enogastronomica che fanno venire voglia di partire subito.
La sera può continuare con una passeggiata tra quadri e fotografie: Jack Vettriano offre scene sospese tra cinema e sogno, coppie in impermeabile sotto la pioggia, interni eleganti, luci oblique e una malinconia raffinata che sembra la colonna sonora perfetta per chi ama perdersi nelle storie degli altri. Con Gillo Dorfles. Ibridi e Personaggi ti ritrovi invece nel mondo poliedrico di un osservatore lucidissimo del Novecento: figure strane, volti deformati, ibridi che sfumano tra ironia e inquietudine, come se ogni quadro fosse il ritratto di una nevrosi contemporanea.
Tra le installazioni più suggestive c’è Chiharu Shiota. The moment the snow melts, con fili intrecciati, oggetti sospesi e una sensazione quasi fisica di trovarsi dentro una memoria che si scioglie lentamente, come neve che non riesce a restare al suolo. In ambito teatrale e performativo, Mario Ceroli. Teatro domestico porta in scena figure sagomate, legni, silhouettes che sembrano uscire da un palcoscenico in miniatura e invadere gli spazi espositivi, trasformando l’arte in un continuo entrare e uscire di personaggi. Sempre a teatro, La fregatura di avere un'anima lavora sul paradosso: un titolo che fa sorridere e insieme punge, per uno spettacolo che mette sotto la lente la nostra fragilità, i dubbi e le piccole grandi trappole dell’esistenza. Con Profondamente Damiano invece si entra nel ritratto di un personaggio che oscilla tra confessione, comicità e tenerezza, un viaggio nella testa di qualcuno che, nel bene e nel male, sente tutto “troppo”.
La fotografia trova il suo spazio in Wildlife Photographer of the Year, dove gli animali diventano protagonisti assoluti: scatti potentissimi di mari in tempesta, foreste ghiacciate, insetti minuscoli e predatori maestosi, immagini che ricordano quanto il pianeta sia fragile e grandioso allo stesso tempo. In città comincia anche a respirarsi aria di festa con Villaggio delle meraviglie, luci, giostre, casette, piste di pattinaggio e quell’atmosfera un po’ zuccherosa che fa felici bambini, ma anche adulti che hanno voglia di concedersi qualche momento di leggerezza. Sempre tra teatro e narrazione, Storie Nascoste nella Cucina degli Anime mescola cibo, cultura pop giapponese e racconti di vita quotidiana: piatti che diventano personaggi, ricette che svelano ricordi, un viaggio tra fumetti, sapori e memorie.
Sul versante della memoria storica, Si combatteva qui! Italia 1943-1945 riporta al centro gli anni più duri della guerra, con fotografie, documenti, testimonianze e materiali d’archivio che fanno capire quanto la storia recente sia passata per paesi, montagne e città che ancora oggi frequentiamo senza pensarci troppo. A fare da contrappunto contemporaneo c’è Yuji Mizuta. Simulacrum, una mostra che gioca su riflessi, duplicazioni, immagini alterate, come se la realtà fosse sempre un po’ filtrata, un po’ “finta”, e il visitatore si ritrovasse a chiedersi cosa sia vero e cosa no.
La grande prosa torna con Teatro Strehler: Riccardo III, una delle tragedie più nere rilette in chiave moderna, con un protagonista spietato e affascinante che si muove in una corte malata, tra intrighi, tradimenti e sorrisi velenosi, in una regia che mette al centro il potere e le sue deformazioni. Con Oltre il futurismo. si apre invece una finestra sulle avanguardie che hanno guardato avanti senza dimenticare la complessità del mondo: opere che corrono tra velocità, città, sperimentazione e materia, ma che interrogano anche ciò che è venuto dopo. L’angelo del focolare ribalta poi un’icona domestica, portando al centro del palco la figura che tradizionalmente “tiene insieme” la casa e la famiglia, e mostrandone le tensioni, i desideri, le rabbie silenziose.
Per chi ama i classici ribaltati, “A Pa’-Sei capolavori per ricordare Pasolini” è un viaggio in sei tappe nella filmografia e nel pensiero di uno degli intellettuali più scomodi e necessari, tra proiezioni, letture, interventi che fanno sentire quanto certe parole continuino a bruciare. Nel mondo della danza e del racconto per immagini, La bella mai addormentata gioca con la fiaba e la capovolge: niente principessa passiva, ma una protagonista sveglia, ironica, pronta a scegliere il proprio destino, accompagnata da una messa in scena che parla a grandi e piccoli.
In galleria trovi Formae. Mostra collettiva, un dialogo tra artisti diversi che usano la forma come terreno di gioco: geometrie pure, curve morbide, superfici spezzate, materiali che cambiano pelle a seconda di come li guardi, per un percorso che sembra un vocabolario aperto di modi possibili di occupare lo spazio. La domenica museale ha il suo simbolo in Domenica al Museo, con collezioni permanenti e mostre temporanee a disposizione di chi vuole esplorare la città attraverso i suoi musei, spostandosi da un palazzo storico a un’architettura contemporanea senza soluzione di continuità. E per chi ama le intersezioni tra arte e parola, Sabrina D’Alessandro. Leonardo parlante fa incontrare neologismi, invenzioni linguistiche e la figura del genio per eccellenza, trasformando frasi, termini rari e trovate linguistiche in opere visive.
Tra le proposte pittoriche più potenti c’è Città. Voci e visioni, che mette al centro il paesaggio urbano con prospettive insolite, dettagli nascosti, luci di notte e linee spezzate che raccontano la vita quotidiana vista dal basso, dal tram, dal marciapiede, dagli incroci. Frangi. Nobu at Elba Redux lavora invece su memorie personali e luoghi dell’anima, con colori stratificati, mare, interni e scorci che tornano più volte come ricordi che non smettono di riaffiorare.
Lo sguardo si sposta poi su Igor Eškinja. I segni della Creazione, dove linee, tracce, impronte e piccoli spostamenti diventano indizi di un processo creativo in atto, più che di un’opera chiusa e definita. In ambito storico-artistico, Lorenzo Lotto. Natività permette di fermarsi davanti a un capolavoro che mescola devozione e umanità, con volti che sembrano presi dalla vita reale e una luce che accarezza ogni dettaglio. Fede e guerra. Una mostra fotografica all’Ambrosianeum riporta invece alla durezza dei conflitti, mostrando come spiritualità, paura, speranza e distruzione si intreccino nelle vite di chi si trova catapultato dentro la storia.
Gli amanti dell’arte spagnola trovano un approdo naturale in I tre grandi di Spagna. Tre visioni, un’eredità, che mette a confronto tre personalità fortissime, con stili distanti ma una comune intensità, tra chiaroscuri drammatici, colori vibranti e composizioni pensate per restare impresse. Il teatro di parola prosegue con Al Teatro Menotti Federico Buffa per “Le Olimpiadi del 1936“, uno storytelling che intreccia sport, politica e destini individuali, con la voce narrante che trascina il pubblico dentro un anno che ha segnato la storia molto oltre l’ambito sportivo. Nelle sale espositive, Mostra “Escher” al Mudec regala scale impossibili, metamorfosi, figure che si rincorrono all’infinito, un universo geometrico e paradossale in cui l’occhio non smette mai di cercare appigli.
Il percorso museale prosegue con Pino Pinelli. Disseminazione Sacra, dove il quadro tradizionale si spezza e si espande sulla parete in elementi separati, campiture di colore che sembrano vibrare nello spazio come frammenti di un’unica energia. Fondazione Luigi Rovati apre invece le porte a un dialogo serrato tra antichità e contemporaneo, sculture etrusche e installazioni moderne in un edificio pensato come esperienza in sé. Con Le Sale dei Lombardi ci si immerge nel cuore della pittura lombarda, tra polittici, pale, tavole che raccontano una tradizione radicata ma mai immobile, mentre Casa Macchi. A Morazzone porta fuori città, in una dimora che sembra rimasta sospesa nel tempo, tra oggetti quotidiani, mobili, tessuti e piccoli dettagli che restituiscono la vita di una casa borghese. Il percorso si fa ancora più preciso con La Collezione Gianni Mattioli, uno scrigno di capolavori del Novecento italiano, e si apre con La Sala del Cenacolo. Al Museo della Scienza con la guida, che permette di entrare davvero dentro una delle stanze più cariche di storia della città.
Le sculture e le installazioni tornano protagoniste in Fondazione Maria Cristina Carlini, dove materiali diversi dialogano tra loro in forme che ricordano architetture, alberi, creature ibride. La natura è al centro anche di Federica Galli. La Signora degli alberi, con incisioni che restituiscono tronchi, rami, chiome in un bianco e nero quasi musicale. La città moderna è raccontata in Museo del 900: Galleria Gesti e Processi, dove si esplorano le ricerche più sperimentali del secolo scorso, mentre Dalla Velasca alla Velarca unisce architettura, lago e storia del design in un itinerario che collega un grattacielo simbolo a una casa galleggiante.
L’arte da cavalletto trova interpreti d’eccezione in I busti di Canova a Brera, dove il marmo diventa carne, sguardo, gesto trattenuto, e in Brueghel all’Ambrosiana, con paesaggi minuziosi, scene affollate, dettagli infinitesimali che chiedono tempo e attenzione per essere colti. A teatro, Un nuovo “Flashdance“ inaugura la stagione del Nazionale riporta sul palco una storia di sogni, sudore e musica, tra coreografie travolgenti, costumi scintillanti e quella voglia di cambiarsi la vita saltando nel vuoto.
Il filone delle grandi personali continua con Emilio Isgrò. Cancellatura e Creazione, dove pagine, testi e immagini vengono cancellate e riscritte, trasformando l’assenza in una forma nuova di presenza. Cristiano Tassinari. Fortune Cookies gioca invece con la leggerezza dei biscotti della fortuna per parlare di destino, caso e aspettative, tra frasi a metà tra ironia e filosofia pop. Bice Lazzari. I linguaggi del suo tempo racconta una ricerca raffinatissima fatta di linee, segni, modulazioni minime, mentre Valentina Berardinone. Silent Invasion lascia che forme leggere e quasi impercettibili occupino lo spazio poco a poco.
Tra le esperienze più spettacolari c’è Balloon Museum - Euphoria Art is in the air, con maxi installazioni gonfiabili, giochi di luce, ambienti immersivi che trasformano l’arte in un parco giochi sensoriale. L’aria di mistero torna con Fata Morgana. Memorie dall’invisibile, fatta di apparizioni, riflessi, immagini che non si lasciano afferrare del tutto, e con Ivana Bašić. Fantasy Vanishes in Flesh, dove sculture e installazioni parlano di corpi in trasformazione, fragilità e mutazioni.
Le memorie urbane e private si intrecciano in Arnaldo Pomodoro. Memorie, luoghi e visioni, con forme geometriche, superfici incise e strutture monumentali che dialogano con la città, e in Attraverso le stanze, un percorso in interni reali o immaginari, fatto di soglie, corridoi, salotti, scorci che sembrano raccontare chi li ha abitati. Somaini. Il mondo nuovo e Nan Goldin. This Will Not End Well aprono invece due universi paralleli: da un lato sculture che parlano di paesaggi interiori e tensioni della materia, dall’altro fotografie, film, diari visivi che mettono a nudo relazioni, dipendenze, comunità ai margini. Nel solco del Rinascimento, Il Rinascimento di Boccaccino ricostruisce il percorso devozionale e artistico di un maestro spesso poco noto al grande pubblico.
Il territorio e il mito si incontrano in Tra mito e modernità, dove figure antiche e immagini contemporanee si sovrappongono, e in Somaini sull’orlo del vulcano, un progetto che gioca sul bordo, sull’instabilità, sulla potenza trattenuta della natura e della materia. La pittura ottocentesca trova il suo spazio in I Bisi. Una famiglia di pittori milanesi, dove generazioni diverse raccontano la città, i paesaggi e la vita quotidiana attraverso sguardi affini ma non identici. Il rapporto tra arte e scienza è al centro di Art from inside. Capolavori svelati tra arte e scienza, con analisi, ingrandimenti, dettagli tecnici che permettono di vedere dentro le opere.
Gli spazi per famiglie e bambini trovano luogo in Connessioni, la nuova mostra del Muba, un percorso interattivo fatto per toccare, costruire, smontare e ricomporre, tra giochi di relazione, equilibrio e collaborazione. In ambito fotografico e pittorico, Ruggero Rosfer. Dancing with Nature mette al centro paesaggi e corpi che sembrano muoversi insieme, come in una coreografia diffusa tra foglie, acqua, vento. A chiudere questa lunga rassegna, Godwin Champs Namuyimba porta sulle pareti volti, gesti e scene intime provenienti dal quotidiano, con una pittura densa, vibrante, che sembra nascere da una luce interiore più che da quella esterna.


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